Di Remo Chiosso

Riportiamo l’intervento integrale di Remo Chiosso al Corso di specializzazione dell’università di Salerno dedicato ai murder party (maggio 2003)

Sono oramai più di dieci anni che mi occupo in Italia di murder party (MP). Un così lungo tempo testimonia oltre che la mia passione profonda anche il notevole successo presso il pubblico di tale tipo di intrattenimento ludico. Ma ciò non toglie che senza dubbio molti di coloro che mi leggono possano non aver mai sentito parlare di questo tipo di gioco. Gioco? Delitto e Gioco legati? Proprio così. Già, la letteratura gialla ha un suo aspetto ludico da non sottovalutare: chi non ha mai tentato di risolvere l’enigma proposto da un buon romanzo poliziesco prima della classica rivelazione dell’ultima pagina? E numerosi sono poi anche i giochi col non facile compito di ricreare un’atmosfera “gialla”: Cluedo (nelle sue varie versioni), Colpevole!, Scotland Yard, per citare quelli più famosi. Ma, tornando ai murder party, questi sono a mio parere sicuramente quelli che riescono meglio nell’obiettivo e lo fanno sposando narrativa, teatro e divertimento ludico. Teatro perché, privilegiando l’aspetto interpretativo, contengono un elemento “teatrale” importante. I giocatori assumono infatti un ruolo, che li costringe ad una immedesimazione necessaria ad ottenere la migliore interpretazione. Narrativa perché si basano su sceneggiature e copioni che, sia pur spesso semplici e scarni, hanno in sé ovviamente elementi letterari. Divertimento ludico perché animano le serate di gruppi abbastanza numerosi di persone, senza richiedere l’apprendimento di ponderosi regolamenti, ma solo l’immedesimazione e la conoscenza della propria parte in una vicenda poliziesca, sia essa quella dell’assassino, di un qualunque personaggio di contorno o dell’investigatore incaricato di risolvere la vicenda. Accettato il concetto di abbinata Delitto-Gioco, sappiamo che il termine murder party, pur nella sua vaghezza, designa un gioco, ma quale tipo di gioco esattamente? Prima di tutto si potrebbe incominciare dal dire che cosa non è: non è un gioco da tavolo, non è un gioco astratto, non è un gioco “a turno”. Ancora troppo poco. Proviamo ora a dire cosa è: è un gioco di gruppo, assolutamente non impegnativo dal punto di vista dell’apprendimento delle regole, di immersione in una dimensione “realistica”, interpretativo, evocativo di una vicenda (un evento criminoso ovviamente con la vicenda in evoluzione: a volte il misfatto deve ancora compiersi, altre il delitto è avvenuto e i giocatori devono tentare di ricostruire i fatti e scoprire il colpevole). Sembrerebbe potersi quasi riscontrare una parentela tra i MP ed i cosiddetti live role-playing games o “giochi di ruolo dal vivo”, ma di questi nel loro significato di giochi “a dimensione reale” (o grandeur nature, come dicono i francesi), con tanto di costumi e scenografia in tema con la vicenda. Io personalmente non sono dell’opinione che li si possa passare come diretti discendenti dal Gioco di Ruolo, già solo per primogenitura, infatti sembrerebbero più anziani.

Il “gioco di ruolo” in senso stretto ha inizio negli anni ’70 con l’apparire di Dungeons & Dragons. Mentre dei murder parties, e dei giochi “interpretativi” in genere, si hanno notizie molti anni prima: cito, ad esempio, quanto detto da Antonello Lotronto in una sua recente intervista: “Esiste già un film del 1961, Murder Party, nel quale, durante una festa, viene organizzato un cosiddetto Murder Game… Ed inoltre di Murder Party parla anche Harpo Marx nella sua biografia (e da ciò si può dedurre una loro conoscenza già nella prima metà del ‘900), … senza parlare che già nel Settecento europeo si conoscevano giochi di corte con caratteristiche simili al gioco dal vivo nell’accezione moderna”. Sempre Lotronto aggiunge che “la Interactive Literature Foundation, una associazione che riunisce gli appassionati di questo genere, dà questa interessante definizione di Live Role Playing: una forma d’arte dinamica nella quale più personaggi interagiscono simultaneamente tra di loro per creare una storia. La vicenda è quindi spesso in piena evoluzione quando i giocatori fanno la loro comparsa sulla scena e sono chiamati a viverla in prima persona“. Fin qui, ripeto, il parere autorevolissimo dell’amico Lotronto.

In conclusione quindi, non trattandosi di giochi statici, da tavolo o di giochi nei quali per agire è sufficiente dichiarare la propria azione, i MP coinvolgono i giocatori in prima persona, proponendo loro una “simulazione della realtà”, dove dichiarare non è più sufficiente ma occorre agire e dire, perché azione o dichiarazione abbiano, come nelle vicende di tutti i giorni, un peso nel gioco. La finalità ludica dei MP, quindi, non è solo di tipo logico-deduttivo (cioè risolvere l’enigma che viene presentato), ma anche di rappresentazione dello stesso nel suo divenire, attivando molta capacità deduttiva ed altrettanta fantasia. In altre parole, il divertimento che si trae dal giocare un MP consiste non solo nel trovare risposta ai classici quesiti del “giallo”(chi? come? perché?), ma nell’essere parte attiva di questo enigma, nell’esserne partecipe con proprie conoscenze e decisioni. Nel viverla da protagonista, senza che molte regole meccanicistiche (tipiche di giochi più strutturati) ci imbriglino. Tutto ciò implica quindi anche il divertimento ludico dell’essere attore, nel vero senso del termine. Forse è il nostro, anche solo per un attimo, ritorno a quando – bambini – ci fingevamo gli eroi di fumetti o film e vivevamo, in un mondo totalmente fantastico, avventure ben più avvincenti di quelle che questi ci ispiravano?!

Come si gioca a un Murder Party?

A questo punto, sperando non sia pleonastico, mi sembra opportuno dare alcune indicazioni di come praticamente si gioca un MP. Ad un gruppo di persone (assai mutevole come numero a seconda del tipo di MP giocato) vengono assegnate da un Regista delle parti, ovvero dei brevi copioni (scritti ovviamente dall’Autore ideatore della vicenda), riportanti caratteristiche ed azioni di personaggi nelle ore prossime al delitto. I partecipanti dapprima leggono, in rigorosa segretezza, le parti e al via, dato dal Regista, operano liberamente (nei termini più assoluti) secondo il loro copione. Agiscono, parlano tra loro a gruppi più o meno grandi, acquisiscono elementi di informazioni e li scambiano, senza che tali scambi siano regolati da alcuna norma. Si deve agire come si agisce nella vita di tutti i giorni continuerà a ripetere il Regista ad ogni piè sospinto. Senza regole particolari. Le informazioni presenti nei copioni permettono, se messe opportunamente insieme, di conoscere ogni elemento dell’evento criminoso. Ma… normalmente tutti i partecipanti hanno interessi divergenti, a livello di personaggio, per cui sono, soprattutto all’inizio, poco disponibili a dire la verità o almeno a condividere notizie ed informazioni.  Solo dopo qualche tempo ci sarà il lento approccio all’idea della collaborazione. E ciò permetterà l’avvio di una seria indagine. E forse… la soluzione del caso. Naturalmente occorre tener conto che a qualcuno è stata data la parte dell’assassino. Il che significa che tale persona deve per tutta la durata del gioco cercare invece di evitare di essere scoperto. Facile a dirsi, meno facile da realizzare. Il suo compito sarà mentire, ma opportunamente, senza essere facilmente smascherabile con eventuali interrogatori incrociati. Egli (o Ella) dovrà diffondere notizie false e tendenziose atte a turbare… le logiche deduttive altrui. Naturalmente ci saranno (messe ad arte dall’Autore e presentate opportunamente dal Regista) false piste, oggetti, alibi, elementi vari che potrebbero confondere le idee. Già, l’Autore… il MP è una vicenda e, come tutte le vicende, lo abbiamo già detto, ha ovviamente bisogno di un Autore, che gli dia storia, struttura e logica. L’Autore ha redatto le parti ed il Regista (sul campo) le farà interpretare. Non solo, il Regista agirà cercando di far capitare accidentali eventi nel momento opportuno. A volte avrà funzione di deus ex machina (più teatrale di così!). Quindi qualcuno scrive il MP e poi questo può essere giocato più volte, ma non dalle stesse persone (!) a parte il Regista cui, invece, consigliamo veramente di ripetere più volte lo stesso intrattenimento (appropriandosene nelle meccaniche al 100%!). Modalità un po’ strane per un gioco, ma si tratta infatti di un gioco molto particolare: la simulazione sarà sempre diversa ogni volta che la ripeteremo! Credetemi se vi dico che, pur avendo diretto (fatto il Regista cioè) sicuramente più di 300 MP (ed almeno in 15/20 trame diverse, alcune anche mie), non ne ricordo uno non dico uguale, ma simile all’altro (negli sviluppi, ovviamente).

Gli elementi del Gioco

Sinora ne ho citati alcuni. Nel dettaglio, sono: il luogo (lo spazio del gioco), il costume, gli oggetti di scena, i copioni, il Regista, la durata, il vincitore.

Il luogo

Importantissimo elemento. In altri tipi di giochi si hanno degli spazi precisi (i tavolieri, solo per fare un esempio), qui non sono necessari. Qui l’ambiente può essere quello di una normalissima dimora domestica (meglio se non il solo classico salotto, ma anche qualche altra stanza). Non occorrono particolari preparativi. Un numero opportuno di sedie o poltrone, uno o due tavoli e, nell’ambito dello spazio usabile, la possibilità di isolarsi, per chiacchiere più riservate a gruppetto, null’altro. Sottolineo che, per un MP casalingo (cioè fra amici, non un MP professionale organizzato da una compagnia di attori), 2/ 3 stanze ed un corridoio possono essere più che sufficienti. Se poi si ha la fortuna di essere in un ambiente non cittadino e quindi si ha la disponibilità di un luogo all’aperto (giardino o simili) si è enormemente agevolati, però purtroppo non è da tutti. Ma, ribadisco, l’essenziale è avere a disposizione degli spazi plurimi. Ci si deve poter muovere, si devono poter formare capannelli, ci si deve poter isolare in un MP. E ciò è possibile solo con un minimo di spazio. Le azioni corali sono davvero poche.

I costumi

Aiutano, senz’altro, ma non sono indispensabili! Ad esempio, una trama medioevale con personaggi che appaiono in costume ha tutt’altra valenza rispetto alla stessa in normali abiti civili di tutti i giorni, lo si può comprendere facilmente, ma la mancanza di costumi può essere sostituita dalla magnifica fantasia tipica dei giocatori. Quindi non fatevi particolari patemi d’animo in merito.

Gli oggetti di scena

Questi, a differenza dei costumi, direi che sono essenziali. Occorre abbondare in rifiniture e verismo. Mi raccomando: non deve notarsi troppo palesemente che la boccetta del veleno è quella del collirio!! E per la pistola non possiamo proprio risuscitare quella del cinturone western di quando eravamo bambini… Per la lettera ricattatoria perdiamoci un attimo di tempo, e fabbrichiamola con cura, usando ritagli colorati di giornali. Quindi attenzione, aggiungiamo ovunque possibile un tocco di verismo.

I Copioni

Ognuno dei giocatori ha sicuramente un suo copione. E qui solo la validità del testo può essere garanzia di ottimo divertimento. Noi possiamo solo supporre di essere interpreti di una buona (e logica) trama. E quindi di essere protagonisti debitamente informati delle azioni da noi (personaggi) fatte nel recente passato ed avere ogni opportuna informazione per decidere coerentemente ciò che andremo a fare nel futuro (ovvero nel divenire del gioco). La validità del copione è presupposto della validità del gioco stesso. Ma non dimentichiamo che è il substrato su cui noi andremo a recitare: per quanto valido, il copione darà solo la base dell’interpretazione, tocca ai giocatori essere personaggio.

Il Regista

E’ un elemento che diversifica questa tipologia di gioco da molti altri. Di primo acchito richiama il Master dei giochi di ruolo, ma la funzione del Regista di un MP, anche se casalingo, è più quella di un controllore che quella di decisore di eventi, anche se, diciamolo chiaramente, in molti giochi di ruolo è sostanzialmente una semplice manovra (il lancio di dadi) che effettivamente opera gli accadimenti. Il Regista di MP ha il compito di sapere a menadito ogni punto della trama, oserei dire ogni punto dei copioni. Deve avere la scaletta dei tempi degli eventi per capire immediatamente, se al momento opportuno qualcosa non capita, come agire (o meglio far agire) qualcuno.

La durata

Come non si può in linea di massima prevedere la durata di una normale partita di scacchi non si può determinare il tempo di gioco di un MP, ma diciamo che una durata ottimale è intorno alle 3/ 4 ore. Naturalmente, se non ci sono problemi di obblighi di termine (tipo orari di rien-tro dei più giovani o necessità di liberare il luogo), si potrà protrarre la durata secondo le necessità. La durata non è proprio sintomo di bellezza del gioco, ma di divertimento sì, infatti più il MP ci piace più siamo disponibili a farlo durare. Sembra logico, no?!

Il vincitore

Nei giochi normalmente si vince. E nei MP? Teoricamente, il vincitore è o chi scopre il colpevole o il colpevole che riesce a non farsi scoprire dalla maggior parte dei personaggi. Ma, come vi potranno dire molti giocatori di MP, è poco rilevante al fine del divertimento chi effettivamente riesce a chiarire l’enigma: la partecipazione, l’immedesimazione, l’interattività sono le cose che più piacciono nel gioco. In altre parole, la teatralità del gioco è sempre ciò che piace di più. Ho visto giocatori non avere la minima nozione di chi fosse il reo ma ugualmente col divertimento dipinto in viso!

Tipologie di Murder Party

Parliamo ora un momento di tipologie di MP. Ve ne sono diverse:

– Il Murder Party “propriamente detto”

Vale a dire intrattenimenti ove a più partecipanti viene fornito un copione (ed è ciò di cui ho parlato sinora). Il numero può variare dalle 10 alle 28 persone circa.

– La Cena con delitto

Ove alcuni sono i personaggi dell’evento ed altri svolgono il ruolo degli investigatori. Quindi ad alcuni compete un copione mentre ad altri solo un ruolo più anonimo ma deduttivo, d’indagine. Inutile dire che si chiamano “cene” per indicare che sono particolarmente adatte al momento del desinare, ma possono benissimo essere fatte in totale assenza di piatti, cibi e tovaglie. Qui il numero può variare dalle 25 sino anche a 120/ 130 persone… è solo un problema di ausili tecnici (microfoni ecc.).

Il Weekend con delitto

In questo caso, le strutture precedenti sono meno condensate nel tempo ed hanno maggior respiro per tenere conto di una maggiore complessità di trama e di sviluppi. Conta molto anche il luogo (un bel castello, una dimora isolata ecc.) e i particolari (costumi e arnesi di scena).

– Il Murder Party teatrale

Desidero aprire a questo punto una parentesi sull’uso di attori nei MP. L’intrattenimento ludico, mescolandosi a quello rappresentativo, può infatti avvalersi di interventi, guidati dal Regista, di veri attori professionisti i quali, operando con copione rigido, possono dare quel quid di verismo e di coinvolgimento superiore, esaltante. Personalmente (con il già citato Antonello Lotronto) sono promotore di questo tipo di spettacoli. Ne abbiamo fatti in tutta Italia con notevole, sia consentita un po’ di immodestia, successo. L’uso degli attori non deve essere sempre rivelato a priori. Ad esempio è molte volte assai interessante non dire chi è attore e chi giocatore, lasciare che ci si confonda, quasi un gioco nel gioco. E’ molto simpatico lo stupore del giocatore, che scopre di aver avuto come controparte in uno o più dialoghi un attore, ma lo scopre solo alla fine del gioco. Qui naturalmente si introduce un altro componente (l’attore) rispetto a quelli precedentemente citati. Unico limite è quello della vil pecunia. Già! L’uso degli attori aumenta ovviamente il costo del nostro intrattenimento ma permette di organizzare e vivere eventi come “Anno di Grazia 1419” (di Antonello Lotronto), un weekend murder party in costumi medioevali, nella cornice di uno splendido castello umbro ove, durante un vero e gustosissimo banchetto (con musiche, saltimbanchi, fiaccole) si consuma improvvisamente un terribile delitto. I più o meno nobili invitati riusciranno nelle poche ore prima dell’alba a risolvere il caso? Tante contingenze lo impongono! Un ottimo intrattenimento, credetemi.

Con l’uso degli attori si introduce anche un altro tipo di murder party: il Murder Party Teatrale. Si tratta di una forma di intrattenimento che ha tutte le caratteristiche del teatro “giallo”, del quale abbiamo vari esempi in tutta Italia (anche con compagnie stabili specializzate nel gene-re). Tuttavia il murder party teatrale differisce dal teatro giallo tradizionale per la intensa “interattività” tra pubblico e attori. Il teatro diventa gioco e gli spettatori giocatori di un complesso meccanismo che viene orchestrato dal Regista e, spesso, da un “investigatore – intrattenitore” che si trova sul palco. Il pubblico, mai passivo, troverà anche del materiale su cui riflettere (indizi) che verranno forniti nel corso della rappresentazione.

Gli aspetti formativi: Murder party e scuola

Come accennavo all’inizio, la mia esperienza nel campo dei MP ha avuto negli anni un’evoluzione: da semplice giocatore a scrittore, regista, organizzatore… cosa poteva ancora mancare? La scoperta di cosa poteva mancare la feci alcuni anni or sono, dibattendo con amici dopo la chiusura dell’ennesimo MP in una piacevole serata. Alcuni insegnanti ed alcuni psicologi (sono tra i più appassionati di MP) tirarono fuori il lato didattico dell’esperienza. I “professori” citavano la validità di un corso opportunamente strutturato che insegnasse ad allievi (almeno delle medie superiore) i momenti diversi dell’evento MP. Vale a dire: la scrittura ed ideazione, la preparazione, la realizzazione. Gli psicologi citavano la validità di training formativo dell’esperienza ludica. Da queste idee e dalla successiva notevole elaborazione nostra nacquero progetti per la Scuola e quello per il Training formativo aziendale. In Inventare destini – i giochi di ruolo per l’educazione (ed. La Meridiana, 2003; di Andrea Angiolino, Luca Giuliano e Beniamino Sidoti) si parla appunto, diffusamente, di un mio corso in una scuola superiore, svolto in più incontri in una stessa classe. Partendo da una situazione di cronaca nera presa dal giornale cittadino (es: un ragazzo ucciso da un poliziotto mentre cercava di rubare una moto), ho dapprima invitato i ragazzi ad esprimere la propria opinione, e poi a drammatizzarla, interpretando un personaggio della vicenda. Io proponevo i ruoli e dopo pochissimo tempo… tutto funzionava da solo! (e il pubblico, cioè i ragazzi non coinvolti direttamente, partecipavano con entusiasmo). La “rappresentazione”, cioè, permetteva un salto di qualità nell’interesse e l’attenzione. Svolto un dibattito sull’argomento di cronaca scelto (e sui diversi personaggi, assolutamente da distinguere), ho poi proposto un mio Murder Party, abbastanza semplice, lasciando giocare i ragazzi e proclamando, alla fine, i vincitori. E qui si arriva alla parte didattica, essenziale e formativa: commento della partita (di come è stata giocata), spiegazioni di quanto ancora non chiaro e… proposta di ideare (nella classe) un Murder Party, da far giocare poi ad un’altra classe. Secondo la mia esperienza, il lavoro creativo va diviso in momenti: l’ideazione, la scrittura, la sceneggiatura, la creazione dei personaggi, le interrelazioni tra questi, sino a giungere, se si ha tempo, all’ambientazione e chissà… ai costumi. Può poi essere diviso fra gruppi e portato avanti come laboratorio, con riunioni periodiche. E’ molto facile, infatti, perdere il bandolo del tutto, se continuamente non ci si obbliga a “fare il punto”: è essenziale mettere ordine nel caos creativo che nasce! (e qui l’esperienza di “giallisti” è fondamentale per tenere sempre una buona rotta). Ovviamente, non si ricerca il lavoro “perfetto”, ma si desidera l’apprendimento di un metodo di lavoro, che si conclude con la stesura del Murder Party. Che deve poi essere provato dagli alunni di un’altra classe, dando quindi spunti per commenti, revisioni e correzioni. Gli applausi, alla fine, sono assicurati!

Per quanto riguarda l’esperienza dello scorso maggio all’Università di Salerno, rimarrà senz’altro una delle più interessanti della mia vita di inventore di MP e di trainer tramite gli stessi MP. Il Corso, svolto proprio sulla falsariga dell’esperienza nell’ambito della scuola superiore, mirava soprattutto a formare persone che a loro volta portassero avanti un discorso simile, anche se a livelli più semplici, immediati e con fini prevalentemente più ludici che didattici.

Devo, oltre che dichiarare la mia più ampia soddisfazione dei risultati raggiunti, anche aggiungere che ne ho avuto personalmente un “ritorno” non da poco, di cui ringrazio ancora Enti organizzatori ed Allievi.

Murder Party e training aziendale

Per quanto riguarda invece il Training Aziendale, quello per intenderci rivolto a funzionari di livello di Aziende, ho operato più nella branca del cosiddetto”Problem Solving”. L’intervento, per quanto riguarda il MP, doveva qui tendere a stimolare la collaborazione reciproca e la dialettica delle diverse parti, la potenzialità di visione da punti diversi del problema, la rottura di chiare strutturazioni informative di modello aziendale (gerarchico- prioritaristiche). Mentre nelle attività per le Scuole non prevedo l’uso attori (anche per logici problemi di costo, insopportabili per la struttura e l’economia scolastica dei nostri giorni), nelle Aziende ne faccio ampio uso. Con il loro utilizzo si riesce a stimolare ed agire su ogni punto della trama (se ve ne è la necessità, naturalmente) premendo sull’azione dei partecipanti. Maggiore drammatizzazione, a volte, può essere necessaria alla partenza del MP, come acceleratore dell’avvio del processo formativo, ma in seguito quasi sempre il tutto funziona agevolmente, oserei dire di per sé. Oramai in campo aziendale la mia esperienza è notevole e si riferisce ad Aziende dei più svariati campi. Agisco normalmente su gruppi di funzionari sui 25/ 40 anni di età, in numero di circa 15 alla volta. La durata di intervento più opportuna è di circa 8 ore, in una o due giornate (per il MP), escludendo dal computo interventi e spiegazioni di approfondimento, non del MP ma del lavoro formativo sotteso.

Conclusioni

Spero di essere riuscito a tratteggiare gli aspetti più interessanti del mio lavoro e soprattutto della potenzialità dello strumento ludico- didattico Murder Party. D’altro canto sono sicuro che molte cose siano ancora da scoprire in questo campo. Sia per il sottoscritto sia per chi vorrà lanciarsi su questa rotta. Non posso che augurarmi che il Gioco (la maiuscola non è per il MP, ma per tutti i giochi) sia sempre più introdotto, come gli compete, nell’ambito del mondo dell’Istruzione e della Formazione, ricordando che tramite di esso si possono raggiungere risultati insperati e di ampia prospettiva.

Remo Chiosso